sabato 7 novembre 2009

San Donà perde i contributi per il piano di zonizzazione delle polizie locali

Comunicato Stampa
30.10.2009

L’U.D.C. di San Donà di Piave, considerato che in data 7 luglio 2009 la giunta regionale del Veneto, con delibera n.2067, ha deciso l’avvio della piattaforma pattizia di Distretto per l’attuazione del Piano di Zonizzazione della Polizia Locale del Veneto; e che tale delibera prevedeva una rappresentazione indicativa del riparto dei contributi, indicante un importo complessivo per il distretto VE2A, di cui San Donà risulta facente parte, di € 155.460,00; non comprende come l’attuale amministrazione comunale non si sia adoperata affinché questi contributi non andassero persi.
La delibera n.2067, del 7 luglio, prevedeva infatti precise condizioni e prescrizioni per l’accesso al finanziamento, nonché alcuni termini e modalità perentorie per la presentazione delle domande per l’accesso ai contributi. In particolar modo veniva definito il termine ultimo del 30 settembre 2009 per la presentazione della domanda di partecipazione alla piattaforma pattizia di Distretto e di richiesta di contributo.

L’U.D.C. di San Donà di Piave, ricordando come la ricerca di un’ottimizzazione dei servizi di sicurezza sia un punto cruciale per l’integrazione ed il miglioramento delle funzioni della Polizia Locale, esprime quindi un giudizio negativo sulle scelte dell’attuale amministrazione, sul mancato accesso ai contributi previsti e, soprattutto, sul mancato coordinamento dell’intero distretto.

L’U.D.C. di San Donà di Piave, dunque, prende atto che l’attuale amministrazione risulta nuovamente incapace di coordinare il territorio, e sottolinea come la stessa amministrazione, prima di pretendere posti di rappresentanza territoriale, debba adoperarsi affinché tale rappresentanza sia riconosciuta dalle varie realtà amministrative territoriali, non sulla base delle dimensioni territoriali o numeriche della popolazione, ma sulla base di una credibilità ottenuta con l’impegno in iniziative a beneficio di tutto il territorio.

L’U.D.C. sui mancati finanziamenti per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Comunicato Stampa
26.10.2009

L’U.D.C. di San Donà di Piave, considerata la documentazione relativa alla legge regionale n.16 del 12 luglio 2007 e le relative deliberazioni della giunta regionale del Veneto successivamente emanate, in particolare la delibera n.727 del 24 marzo 2009 e la delibera n.2874 del 29 settembre 2009, riguardanti le disposizioni generali pin materia di eliminazione delle barriere architettoniche nel settore pubblico, non può far altro che valutare negativamente il fatto che l’attuale Amministrazione Comunale non ha preso in considerazione tale opportunità.
Dai piani di riparto dei contributi previsti dalla legge regionale n.16 con la delibera 2874 risulta infatti che l’attuale amministrazione del comune di San Donà non solo non è stata ammessa ad alcun contributo, ma, cosa ben più grave, non ha presentato alcuna proposta di intervento.
La provincia di Venezia ha presentato infatti istanze dei comuni di Quarto d’Altino, di Annone Veneto, di Jesolo e di Portogruaro, solo per citare alcuni esempi, i quali hanno ottenuto più di 75.000,00 per questo tipo di interventi.
L’atteggiamento dell’amministrazione di San Donà sarebbe comprensibile se gli edifici di proprietà pubblica non necessitassero di questo tipo di interventi. Risulta invece assolutamente non condivisibile viste le condizioni in cui versano gli spazi e gli edifici pubblici.
L’U.D.C. di San Donà ritiene infatti che eliminare ciò che rende non usufruibile un luogo pubblico non sia unicamente un bisogno sociale, ma, piuttosto, un approccio che chi amministra dovrebbe avere quando si opera nel settore edilizio pubblico. L’U.D.C. non può dunque far altro che constatare la scarsa attenzione che in questo caso l’amministrazione ha prestato alle esigenze dei diversamente abili, ed augurarsi che tale atteggiamento non sia sintomo di un preciso indirizzo politico.

Il perché di un’astensione: il Fondo Comune di Investimento Immobiliare – Porta Nord

Comunicato Stampa
24.10.2009

L’U.D.C. di San Donà di Piave, esprime la propria perplessità nei confronti dell’iniziativa dell’attuale amministrazione comunale rivolta all’alienazione e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare del comune.
L’U.D.C. sottolinea che, pur essendo tale strategia una scelta relativamente innovativa (relativamente, in quanto, relativamente in quanto esistono già esperienze di questo tipo), tale operazione risulta basata su strumenti finanziari soggetti all’andamento del mercato, con i conseguenti vantaggi e svantaggi che il mercato stesso può portare.
Inutile ricordare che in tempi recenti diverse amministrazioni pubbliche sono rimaste “scottate” da alcune ardite operazioni finanziarie messe in campo utilizzando il patrimonio comunale.
Inutile ricordare che il patrimonio comunale non è patrimonio dell’attuale amministrazione, ma è evidentemente patrimonio di tutti i sandonatesi.

Rimane inoltre da valutare l’opportunità di tale scelta, sulla base degli immobili che saranno oggetto di questa operazione e sulla base degli indirizzi che l’amministrazione comunale vorrà dare a tale iniziativa. Ricordiamo infatti che una simile operazione, attuata a Milano già nel 2008, riguardava immobili esclusivamente residenziali e dava indirizzo affinché le risorse finanziarie liberate fossero destinate principalmente alla riqualificazione ed alla costruzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Il caso sandonatese invece sembrerebbe considerare categorie immobiliari ed interessi totalmente differenti.

L’U.D.C. di San Donà di Piave, dunque, nel prendere atto della volontà dell’amministrazione comunale di percorrere la strada della costituzione di questo fondo comune di investimento, sottolinea nuovamente le perplessità sopra riportate, non ritiene di dare una valutazione dell’operazione vista la mancanza di dati certi sui costi, sui benefici e soprattutto sull’effettiva valorizzazione del patrimonio di tutti i nostri concittadini e preannuncia quindi un voto di astensione.

L’U.D.C. sull’Ospedale Unico nell’ULSS N.10

Comunicato Stampa
16.10.2009

Considerato che da più giorni il Tema “Ospedale Unico” trova ospitalità nella stampa locale, l’U.D.C. di S.Donà di Piave ritiene maturo e doveroso esprimere alcune considerazioni:

1. L’argomento “Ospedale Unico” non è di questi giorni, data da decine di anni ed ogni tanto viene riesumato. Viene offerta così, ad organizzazioni sindacali, organismi di tutela dei malati e rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, l’occasione di esprimere la propria opinione attraverso un dibattito a distanza che, per come si sta sviluppando, rischia solo di evidenziare deleteri campanilismi.
2. L’UDC ritiene che venga invece, purtroppo, sottaciuto il vero problema, che è quello delle professionalità e delle tecnologie. Se l’ “INDICE DI FUGA” o “MOBILITA’ PASSIVA” (vale a dire la percentuale di residenti dell’ULSS N.10 che cercano prestazioni sanitarie in ULSS diverse) già nel 2000 era del 34,4% e nel 2008 è arrivata al 38%, e quindi con trend ulteriormente peggiorativo, siamo sicuri che ciò sia imputabile alla presenza nel territorio di tre Ospedali e una Casa di Cura?
Analogo ragionamento vale per l’ “INDICE DI ATTRATTIVA” o “MOBILITA’ ATTIVA” (cioè la percentuale di pazienti di altre ULSS che si rivolgono all’ULSS N.10): già nel 2000 tale indice era del 21%, (tra le ventidue ULSS del Veneto solo cinque hanno ottenuto risultati peggiori dell’ULSS N.10), ora l’indice è ulteriormente sceso al 18,1%. Se consideriamo che molti di questi utenti sono “costretti” a scegliere per motivi turistici o di residenza (litorale del Cavallino ad esempio), è evidente che nell’utenza il tasso di soddisfazione sulle nostre prestazioni è da considerarsi insufficiente.
3. Visti i dati, non è però da fare “di tutta l’erba un fascio”; l’UDC ritiene prioritaria una analisi approfondita e dettagliata dell’indice di fuga e dell’indice di attrazione, identificando reparto per reparto, servizio per servizio, cosa funziona e cosa no; utile ancora, dovessero esistere presso l’Ufficio legale dell’ULSS richieste di risarcimento o denunce per mal-practice, sarebbe una analisi capillare: solo dopo si potranno stabilire i rimedi, i quali, l’UDC ne è certa, dovranno comportare acquisizione di tecnologie e professionalità, anche attraverso un doloroso, ma indispensabile, ricambio di operatori.
4. L’UDC ritiene che solo dopo questa fase, al fine di razionalizzare il tutto, potrà senza dubbio essere utile un ripensamento del numero di strutture ospedaliere e della collocazione geografica. A questo proposito, sicuramente, una manovra riduttiva che, da un lato elimini doppioni, e dall’altro accorpi strutture di ricovero e diagnostiche ad alta tecnologia, garantirà una maggior gestibilità ed economicità. E’ altrettanto chiaro che, nel decidere, si dovrà tener conto di Portogruaro come “baluardo naturale” alle fughe in Friuli, di Jesolo come polo turistico e logico bacino di utenza del litorale del Cavallino, ed anche delle specificità della Casa di Cura Rizzola.

L’UDC di S.Donà non vuole dubitare che l’argomento “Ospedale Unico nell’ULSS 10” sia stato sollevato per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica indirizzandola verso un falso problema (falso perché non attuale), soprattutto in un momento in cui i resoconti sui media continuano a fotografare situazioni di sofferenza per l’Utenza e, quindi, di obiettiva difficoltà nella gestione della sanità nel territorio.
L’UDC auspica che l’unico organismo deputato a promuovere un confronto serio sull’argomento, in maniera collegiale e non attraverso comunicati o dichiarazioni espresse a titolo personale da singoli amministratori, cioè la Conferenza dei Sindaci, stimoli, e ne sia attiva partecipe, una approfondita analisi dei parametri prima evidenziati: analisi che veda interprete la Direzione Strategica dell’ULSS, e che per gli aspetti di competenza veda attori anche gli Organismi di Tutela dei Pazienti. Solo così la scelta sul numero della/e struttura/e di ricovero e sulla collocazione geografica diventerà una questione di più agevole soluzione, considerando anche le possibilità che l’attuale e le future strutture viarie presentano e presenteranno, ed essendoci il tempo perché la Regione decida, oltre alle nuove schede regionali ospedaliere, anche l’assetto definitivo della Casa di Cura Rizzola.